Guida SEO Google per non addetti ai lavori

La guida SEO Google è un testo scritto da ingegneri per altri ingegneri. Se sei un imprenditore e stai cercando la guida SEO Google scritta in maniera comprensibile sei nel posto giusto.

La guida SEO Google per non addetti ai lavori

Se sei un imprenditore o lavori con il mondo del web, avrai sentito parlare della SEO, o search engine optimization , e stai cercando una guida che ti spieghi dove ti trovi e di cosa devi preoccuparti.

La guida SEO di Google è purtroppo scritta da tecnici e può essere capita solo da chi ha una certa dimestichezza con la parte tecnica della SEO; da imprenditore ho scritto questo articolo per aiutare chi – come me – una volta scoperta l’importanza del posizionamento online del proprio sito ha dovuto affrontare le difficoltà tecniche legate alla SEO.

La prima cosa da sapere è che anche io, all’inizio, ero completamente disorientato. Volevo essere in prima pagina di Google per la parola Zafferano, se non sai perché puoi leggera la mia Biografia.
Ho iniziato a cercare e ho presto capito che sarebbe stato impossibile vincere con un competitor come GialloZafferano. Non riuscire a posizionarmi per quella parola mi frustrava e avevo un problema:

Come faccio ad essere trovato dai miei clienti se non riesco nemmeno a posizionarmi su una parola così facile?

Se anche tu hai un’azienda in una nicchia piena di altri concorrenti e le tue parole sembrano impossibili da posizionare, allora devi sapere come sono riuscito a risolvere il mio problema.

Il primo passo è sapere che la SEO (anche se questo la guida SEO Google non lo dice) si divide in 4 aree. Ed è importante fare i passi giusti sin da subito se si vuole posizionare la propria azienda in maniera giusta.

  1. Area del Dominio – Domain Optimizaztion
  2. Area delle Parole Chiavi – Keyword Optimization
  3. Area extra Sito – Off-Site Optimization
  4. Area della Pagina – Page Optimization

Il secondo passo è comprare il tuo dominio

La guida SEO Google – acquisto del nome dominio e dell’hosting

Il nome da dare al tuo sito web (domain name) è fondamentale; ancora più fondamentale è sapere dove hostare (dove caricare) il tuo sito. E qui iniziano i problemi.
Se provi a cercare registrare dominio, hosting o servizi di web hosting su Google troverai solo spazzatura.

L’hosting e la registrazione del nome dominio sono un mercato dominato da affiliati (persone che ricevono una provvigione in cambio di pubblicizzare il tuo prodotto). Niente di male, ma se cerchi informazioni non di parte sei fregato.
La soluzione è quindi chiedere ad un amico che ha già un sito come si trova – sarà sicuramente più onesto del web.

Oltre a non esserci informazioni imparziali, tutto quello che riguarda l’acquisto del nome dominio e dell’hosting è scritto in linguaggio per tecnici informatici; ma nello spirito della guida SEO Google per non addetti ai lavori ecco scritti i 3 errori più frequenti che pregiudicano il tuo posizionamento sin dall’inizio.

Acquisto del nome dominio e dell’hosting, gli errori capitali di ogni imprenditore

La regola è che la tua parola chiave deve necessariamente essere inclusa nel tuo nome dominio. Se vendi zafferano, allora la parola zafferano deve esserci. Spesso il dominio esatto o exact match domain (zafferano.it ad esempio) non è disponibile, allora come si fa? Ho preparato una utile tabella che puoi consultare prima di scegliere il nome dominio della tua azienda.

Ricordati che se hai un brand, la migliore strategia è associare quello che vendi al tuo nome : zafferanozaffiro.com è un ottimo esempio. Esistono 3 diversi tipi di nome dominio, prima di scegliere bisogna conoscere le differenze e le criticità di ognuno.

  • Exact March Domain

Dominio dal match perfetto. Si tratta di un dominio del tipo anellidasposaroma.it, il dominio è esattamente identico alla parola che il tuo utente sta cercando. A prima vista potrebbe sembrare il dominio perfetto, ma non è così. Gli exact match domain sono stati talmente abusati che Google ha iniziato a penalizzarli, non per il nome dominio in se, ma per l’abuso di anchor text che ne deriva. Se non sai cosa sia un anchor text non preouccuparti, è spiegato nella terza parte della Guida SEO Google e puoi trovarlo qui sotto. Quello da sapere è che i domini con match esatto non sono perfetti come potrebbe sembrare. Il più grande problema dei domini a match perfetto è che sono quanto di più generalista si possa immaginare.

Tu compreresti un anello da sposa dal sito dell’azienda “anelli.it”? O preferiresti rivolgerti ad un’azienda che sembri leggermente più specializzata?

  • Partial Match Domain

I domini dal match parziale sono domini del tipo zafferanozaffiro.it, la parola chiave è inclusa nel dominio ma è anche accompagnata da un’altra parola (ad esempio il nome dell’azienda).I domini partial match possono sembrare inferiori come scelta rispetto ai domini exact match (zafferano.com), ma sono, al contrario, da preferire. Oltre a non avere il rischio di avere un anchor text non diversificato (come spiegato al terzo punto della Guida SEO Google) lasciano spazio al brand.

La criticità principale dei domini a match esatto è proprio la loro scarsa propensione ad essere utilizzati a fini di brand. Se stai cercando semplicemente di avere più clienti non c’è niente di male ad avere un exact match domain (attenzione agli anchor text però), ma se vuoi costruire un’azienda è meglio avere un sito che lasci più spazio al tuo Brand.

A meno che il massimo che il tuo dipartimento di marketing riesce a tirare fuori è anellidasposaroma puoi seriamente pensare di scegliere un partial match domain. Bene inteso che per un blog aziendale (un sito per i tuoi venditori) il nome exact match va benissimo, non è importante che i tuoi venditori abbiano un brand forte, ma è sicuramente fondamentale per loro aver un sito che aumenti le vendite (ed un sito exact match è proprio quello che ci vuole).

  • Random Domain

Se non riesci a trovare un nome adatto per il tuo sito o, perché no vuoi solamente creare un sito vetrina per il tuo business, (operazione totalmente inutile perchè i siti vetrina non generano vendite) allora puoi chiamare il tuo sito esattamente come desideri.

Il tuo nome dominio non ti aiuterà nel trovare nuovi clienti, ma non preoccuparti – è solo uno dei tanti fattori che influenza il posizionamento. Fanpage.it è un nome totalmente random eppure è uno dei siti più visitati ed interessanti d’italia. Non preoccuparti troppo se non riesci a trovare il dominio perfetto, ma se proprio non riesci a resistere alla tentazione di avere un dominio perfetto c’è una soluzione. Alcuni domini exact match sono in vendita, i prezzi sono ovviamente stellari, ma se proprio vuoi avere una marcia in più per il tuo posizionamento sono una spesa valida.


Ho registrato un breve video(tra poco sarà online) per arricchire la Guida SEO Google per imprenditori di una parte assolutamente pratica.
Il video spiega per filo e per segno

1.Dove comprare il nome per il tuo dominio

La scelta del nome del proprio sito è in assoluto l’errore più commesso dagli imprenditori. La causa principale di questo errore è il fatto che i domini exact match sono già occupati. Questo è un problema totalmente risolvibile con un partial match domain se si conoscono le linee guida SEO Google, ma spesso si commettono – per avere il dominio perfetto – degli errori capitali. Per evitare di partire con il piede sbagliato è fondamentale:

NON inserire i trattini “-” nel proprio sito

I trattini sono interpretati come spazi da Google e questo è sicuramente un criterio penalizzante per chi decide di chiamare il suo sito in questo modo, ad esempio www.scuola-fotografia-digitale.com. I trattini inoltre rappresentano per l’utente medio un rischio di credibilità: controlleresti la tua polizza auto su www.polizza-auto-gratis.com? La credibilità del tuo sito è fondamentale e non puoi permetterti di commettere un errore come quello dei trattini nel tuo nome dominio.

Inserire la parola chiave nel proprio sito

Se mi occupo di zafferano, la mia parola chiave “zafferano” dovrà sicuramente essere nel mio nome dominio, ma senza esagerare. Per esagerare intendo creare un nome dominio esclusivamente per la SEO e non per gli utenti: anellidasposaroma.com è un ottimo modo di scegliere male il proprio nome dominio. Anche se ha dei sicuri vantaggi inserire tutte le parole chiave nel dominio, (ogni singolo link che riceviamo ha più valore se contiene la nostra parola chiave – e se la parola chiave è nel dominio – sicuramente la contiene) un nome dominio perfettamente uguale alla parola chiave può causare dei rischi, in particolare filtri e penalità. Se difatti tutti i link che riceviamo contengono la stessa parola chiave (anellidasposaroma.com nel nostro esempio ) Google potrebbe penalizzarci perché stiamo over-ottimizzando il sito. Ricordiamoci che i contenuti online devono essere scritti per le persone e non per Google.

Rispettare la gerarchia del valore del nome dominio

Il valore di ogni nome dominio dipende da una rigida gerarchia. Spesso questa gerarchia è difficile da comprendere, ma con l’aiuto di una immagine è sicuramente più facile. Nella Guida SEO Google non troverete mai questa informazione per un motivo semplice: ammettere che delle estensioni di dominio siano migliori di altre semplicemente perché sono le più vendute, significa ammettere che la leadership conta più della qualità – un dato di fatto difficile da mandare giù per chi non è un esperto di posizionamento di marca. Perché l’estensione .com è la più venduta? La risposta che danno gli utenti è ” perché è la migliore”, ma il motivo vero è che è semplicemente la più venduta. Essere il leader è una delle migliori strategie di posizionamento che esita: il leader è il più conosciuto, il leader trasmette fiducia ed affidabilità, il leader è il prodotto di qualità migliore. Per analogia, le aziende che hanno l’estensione leader (.com) sono le migliori. Possiamo semplicemente accettare la realtà e scegliere il nome del proprio dominio, tenendo in considerazione la gerarchia di valore del dominio del nome.

Ricapitolando, gli errori principali che si possono commettere acquistando il nome dominio sono : errori di credibilità ( i trattini), errori di rilevanza (non inserire la propria parola chiave nel dominio o inserirla troppo) ed errori di gerarchia ( scegliere l’estensione sbagliata).

2.Dove comprare l’hosting per il tuo dominio

Alcune aziende regalano il nome dominio se si acquista il server. Ottima idea per risparmiare, ma attenzione alle truffe che si nascondono dietro un’allettante offerta. Innanzitutto bisogna considerare il prezzo.

Sotto i 100€ all’anno per il proprio hosting ci sono i server condivisi.L’offerta dice che la banda (lo spazio che puoi far consumare al tuo sito all’interno del server) è illimitata. Questo – oltre ad essere falso – lo spazio fisico nel server per la banda è per sua natura limitato, è il servizio più economico, ma si basa sull’idea che il tuo sito, e i siti di chi divide lo spazio con te, non crescano. Se difatti per qualche motivo il tuo sito cresce ed ha più traffico, la banda diminuirà a spese degli altri siti e tutto diventerà più lento. Il vero problema è che – se sei all’inizio – qualche altro sito nel tuo server potrebbe crescere e il tuo spazio e velocità di caricamento diminuiranno drasticamente.

La scelta dell’hosting ha un impatto enorme sulle potenzialità del tuo sito, i server condivisi non sono sicuramente una scelta per chi ha intenzione di lavorare con il web o ha seriamente intenzione di avere un’immagine digitale della propria azienda, ma se si è con budget limitato e si vuole solo aprire un blog che non contiene informazioni riservate o dati sensibili allora possono essere la scelta giusta. Attenzione però, il server condiviso va bene per il 99% degli utenti della rete; solo chi ha intenzione di lavorare seriamente con il web ha bisogno di server di tipo diverso.

Se hai stai per aprire un’azienda o un blog aziendale e ti stai occupando in prima persona della scelta dell’hosting (e dovresti farlo se non vuoi farti fregare dal primo che sa qualche cosa più di te di computer) ti sconsiglio fortemente di scegliere questa opzione. Se non te ne occupi in prima persona e la tua web agency o web developer ti consiglia un hosting condiviso (magari in Italia) il tuo campanello d’allarme deve suonare. Se hai a cuore in futuro del tuo sito aziendale non puoi prendere questa scelta alla leggera.

Da imprenditore l’unica cosa che non puoi delegare è la strategia.

Per una cifra di 300€ all’anno si può avere un VPS (virtual private server) – lo stesso che uso io per questo sito. Un VPS ha la caratteristica chiave che devi ricercare per il tuo sito: è un servizio che si basa di pacchetti LIMITATI e GARANTITI, ovvero dove la società fornitrice, dopo anni di studi e test, è in grado di dare con certezza ad un utente una determinata banda e un determinato spazio sul server.

Il problema che avevo quando ho iniziato è che non avevo la minima idea di quanto spazio avessi bisogno per il mio sito, se anche tu hai lo stesso dubbio non preoccuparti: il VPS è comunque la migliore scelta da prendere. Indipendentemente dalla banda che compri, hai la sicurezza di avere quello spazio garantito, all’inizio il tuo sito avrà traffico nullo e prima di riempire la banda mensile a disposizione dovrai avere molto traffico, un rischio del tutto trascurabile nel primo anno di attività.

C’è però un’eccezione alla regola: se il tuo sito fa massiccio uso di contenuti video allora la tua banda si consumerà molto velocemente anche con meno traffico. Come fare allora per trovare l’hosting giusto?

Per una cifra variabile dai 250€ a oltre 1500€ all’anno – se fai massiccio uso di video e non sai di quanta banda hai bisogno allora hai bisogno di un CLOUD SERVER

Un server CLOUD ti permette di scegliere spazio su disco e banda in tempo reale. Se tu sai che – ad esempio in seguito ad un’intervista in televisione o su in sito famoso – riceverai molto traffico, potrai con un click aumentare la banda e pagare in base alle tue esigenze di traffico reale. I CLOUD Server hanno un solo difetto: anche se la loro interfaccia per scegliere la banda è semplice, non sono il massimo dal punto di vista dell’installazione di piattaforme come WordPress.

A differenza dei primi due tipi di hosting in cui basta un click per installare WordPress e 5 minuti di tempo, con un Server CLOUD bisogna conoscere un minimo di linguaggio di programmazione per database. Quando ho saputo questa notizia sono scappato via dai Server CLOUD. Ho aperto il sito della mia azienda non per diventare esperto di computer o per avere altri mal di testa, ma per avere più clienti.

Per oltre 1500€ all’anno puoi avere un Server Dedicato. Hai un computer tutto per te e sei sicuro che non ci sarà nessun altro. Questo implica performance, sicurezza ed affidabilità

Il server Dedicato serve solo ai blogger famosi o alle grandi aziende. Chi ha un server dedicato è anche un professionista che spende oltre 1000€ al mese per il suo Blog, anche perché una volta completato l’hosting, bisogna proteggerlo (dagli attacchi automatici dei pirati informatici) ed eseguirne il back-up (salvare una copia del proprio sito almeno una volta al giorno – se non di più).

Quello che fa la differenza, ed è anche il secondo motivo di truffa online relativa ai Server è l’assistenza. L’assistenza è una determinante fondamentale dell’offerta.

Se hai deciso – come me – di aprire il tuo sito da solo; è importante rivolgerti ad un’azienda credibile: sono le uniche a scrivere CHIARAMENTE nei termini del servizio che tipo di assistenza offrono. Se eviti di toccare i file PHP e non sei troppo smanettone con il tuo sito puoi infischiartene dell’assistenza, ma se un giorno hai un problema…sei nei guai, specialmente se non hai salvato una copia di backup del tuo sito.

La Scelta del tipo di assistenza: l’inferno dei call center

Parliamoci chiaramente: nessuno crede che avrà mai un problema al suo sito internet, ma qui si tratta di assicurare un asset aziendale.

Il valore del tuo sito, non è la struttura di plastica che lo contiene, ma quello che c’è all’interno. Con il tuo sito aziendale, i tuoi clienti ti trovano e decidono se comprare da te o no. Puoi davvero permetterti di non avere il controllo della risorsa più importante del tua asset aziendale?

Ci sono diversi tipi di assistenza:

Assistenza via mail

L’assistenza via mail è un modo carino per dire che non c’è assistenza: in caso di problemi ricevi una serie di mail automatiche (circa una al giorno) che ti rifilano consigli inutili. Dopo circa 7 mail puoi ricevere una risposta non automatica che rimanda alle FAQ del sito. Hai capito l’antifona. L’assistenza via mail ha rischi alti e costi bassi, risultati sotto qualunque tipo di aspettativa e stress assicurato.

Assistenza a pagamento via telefono

L’assistenza a pagamento via telefono è un inferno simile a quello di Dante, ma generalmente ambientata in India. Tutti – e sottolineo tutti – i grandi fornitori di servizi di hosting, delegano i soro servizi di customer care in paesi extra-EU; India principalmente. Indipendentemente dal tuo livello di inglese le tue speranze di avere un problema risolto sono molto basse. Il tuo assistente virtuale non conosce le tue necessità ed il tuo livello di esperienza, oltre alla sua gentilezza può fare poco per aiutarti. Nel 90% dei casi risolverai il tuo problema chiedendo aiuto ad un amico.

Assistenza gratuita via telefono o mail

Questo tipo di soluzione è offerta da aziende – generalmente americane – in cambio di un prezzo fisso al mese. Ogni singola chiamata per richiedere assistenza non costa nulla, ma l’assistenza è un servizio separato dall’hosting ( e quindi si paga a parte ). Il semplice fatto che offrano l’assistenza a parte è un segnale della scarsa qualità dell’offerta dell’azienda, ma il risultato che si ottiene – rispetto all’inferno dantesco indiano del punto precedente – è sicuramente più all’altezza delle aspettative.

La Scelta del tipo di sicurezza informatica: ti senti davvero sicuro?

La domanda che mi ponevo più spesso all’inizio era: ma per quale motivo dovrei avere un servizio di sicurezza informatica? Il mio sito non ha traffico, non lo sanno neanche gli amici che lo sto costruendo, perché mai dovrei essere vittima di hackers?

La risposta è semplice: la maggioranza degli attacchi ai server sono automatici, robotizzati e non targettizati. Tradotto in termini umani: un computer attacca a caso e senza sosta tutto il web. Difendersi dagli attacchi robotizzati è semplice se si seguono le regole. Un inizio è non mettere come password di accesso una password banale e non mettere mai e per nessun motivo come username Admin.

Attacchi robotici a parte, la soluzione è installare un plug-in (un componente aggiuntivo di WordPress scaricabile ed installabile in 3 secondi dal pannello di controllo del tuo sito) per la sicurezza informatica. La scelta deve ricadere su società specializzate in questo settore, a differenza dell’hosting, su Google hai ancora speranza di trovare opinioni e commenti imparziali. Scegli sempre un servizio adatto alle tue esigenze: alcuni plug in inseriscono un ritardo di 3 secondi ogni tentativo di accesso non autorizzato al sito (il che riduce infinitamente il numero totale di attacchi possibili). Altri ti permettono di accedere al sito solo dopo che hai ricevuto un codice sul tuo cellulare ( così anche chi ha indovinato la password non può accedere senza il tuo telefono).

Ricorda sempre di pesare la spesa per i componenti aggiuntivi alle tue reali esigenze. Questo tipo di decisione va presa all’inizio: purtroppo una volta perso il controllo del proprio sito, è difficilissimo riuscire a contattare il proprio hosting provider ( a causa della scarsa assistenza – come visto sopra ). Il rischio più grande è che i malintenzionati possano inserire malware o altri programmi dannosi che oltre a rallentare il tuo sito lo trasformano in una piattaforma di pubblicità a sfondo sessuale sicuramente non gradite ai tuoi utenti. Non solo non guadagnerai dai banner e la tua indicizzazione (il posizionamento su Google del tuo sito) peggiorerà, ma corri il rischio di attirare l’attenzione di Google. Se il tuo sito viene penalizzato sei in guai grossi e neanche rimuovere i problemi potrà risolvere la situazione. Prevenire è meglio che curare.

Io ho avuto esperienza con e mi sono trovato benissimo. Ho tutto il controllo di cui ho bisogno e una reportistica completa di tutti gli attacchi sventati.

Ricapitolando, la scelta dell’hosting si basa su tre determinanti fondamentali: prezzo, assistenza e sicurezza.

Sotto i 100€ annui ci sono i server condivisi – ottimi come prezzo, ma scarsi in assistenza e sicurezza – sconsigliati per chi lavora con il web, ma ottimi per blogger o per chi ha un budget limitato.

Per 300€ annui ci sono i VPS che offrono pacchetti LIMITATI e GARANTITI – la soluzione ottima in termini di rapporto qualità/prezzo per chi ha intenzione di lavorare seriamente col Web.

Con una spesa variabile ci sono i CLOUD Server, si può scegliere il pacchetto in tempo reale ed avere sempre la migliore distribuzione delle risorse – l’unica pecca è che richiedono competenze informatiche più elevate rispetto alle altre soluzioni.

I Server dedicati sono invece il massimo della prestazione e della performance, ovviamente il prezzo è proporzionato al servizio. L’assistenza e la sicurezza sono le altre due determinanti fondamentali e imprescindibili. Server senza sicurezza ed assistenza sono un rischio per ogni sito aziendale.

La guida SEO Google – analisi delle parole chiave

La seconda parte della guida SEO Google per imprenditori spiega, in parole semplici, cosa si intende per analisi delle parole chiave – le keywords. L’analisi delle parole attorno alle quali ruota il tuo business è al centro di tutta la tua attività di marketing online.

La parte più difficile è iniziare a pensare alle parole che il tuo cliente utilizza e ottimizzare il tuo sito per farle trovare. Se – ad esempio – sei un chirurgo estetico che si rivolge a dei consumatori e non a dei medici, vorresti essere il primo per la parola “rifarsi il seno”, ma se vendi corsi di aggiornamento a medici, la tua parola chiave dovrebbe essere mastoplastica. Il processo di ricerca delle parole chiave è necessario per qualificare il traffico che arriva sul tuo sito, per far vedere i tuoi contenuti al pubblico giusto e per vendere i tuoi contenuti.

Nello spirito della Guida SEO Google ho riassunto il processo di ricerca delle parole chiave in tre punti:

1.Scelta delle seed keywords

Il primo passo è scegliere le proprie seed keyword: ovvero scegliere il tipo di parole chiave dalle quali iniziare. La lista conterrà tutte le parole connesse al proprio business: se ad esempio se la tua azienda opera nel settore dello zafferano, il tuo primo passo è sapere quali sono le parole che i tuoi utenti cercano. Se vuoi sapere quali sono queste parole ti basterà chiederlo a Google o alla miriade di programmi che rubano i suggerimenti di Google Suggest. Fino ad Agosto 2015 tutti usavano Ubersuggest, ma adesso Keywordini è il più usato. Una volta ottenuta la tua prima lista di parole connesse allo zafferano è il momento di dividerle in base all’intento: per quale motivo il tuo potenziale cliente ha cercato quella parola?

2. Valutazione delle parole chiave

Capire per quali motivi una parola è stata digitata è una parte fondamentale della strategia di marketing. Qui sulla Guida SEO Google ho tradotto in termini semplici i motivi per cui gli utenti ricercano informazioni sulla rete; ci sono 4 differenti tipi di ricerche:

Ricerca navigazionale

        : valore di realizzo basso – la ricerca è orientata a cercare un sito particolare

Ricerca informazionale

        : valore di realizzo medio – l’utente è alla ricerca di una informazione (un articolo come questo)

Ricerca commerciale

        : valore di realizzo alto – qui la ricerca è orientata a troverà un’informazione prima di effettuare un acquisto ( stiamo leggendo delle recensioni o stiamo comparando i prezzi )

Ricerca transazionale

      : massimo valore di realizzo – qui effettua questo tipo di ricerca sta cercando di aquistare.

Da uno studio dell’Università della Pennsylvania, con un campione di oltre un milione e mezzo di parole chiave, è emerso che l’80% delle ricerche può definirsi informazionale, il 10% transazionale e restante 10% ha uno scopo navigazionale.

3. Scelta delle parole chiave

La domanda finale è come scegliere – tra la lista delle parole seed – quelle per le quali vogliamo competere. Il vero obbiettivo è mirare alle parole a più altro valore di realizzo, ma queste saranno anche le più competitive (molti altri imprenditori vogliono essere primi per queste parole) e allora dove dobbiamo mirare? Bisogna mirare alle parole di coda lunga.

La coda lunga è composta dall’oltre 70% delle parole ricercate, le parole di coda lunga sono incredibilmente precise e cercano una soluzione specifica. Nella mia azienda di zafferano sarebbe stato insensato voler essere primo per “zafferano” con un concorrente come giallo zafferano, ed allora ho iniziato a studiare le code lunghe. purtroppo non ci sono all’interno di Google Keyword Planner (lo strumento di Google che ci aiuta a scegliere le parole da ottimizzare ) le parole di coda lunga; ed è qui che inizia il più grande problema del mondo della SEO, fonte di grande differenza tra chi è un professionista nel settore e chi invece sfrutta dei trucchi per essere primo. Quello che sto per rivelarti è, purtroppo, uno dei lati più negativi di questo settore – purtroppo chi è esperto di SEO non sempre fa gli interessi dei suoi clienti.

Nella Guida SEO Google per imprenditori voglio rivelarti la scorciatoia che i consulenti SEO usano per posizionarsi in alto per delle parole chiave molto competitive ( come ad esempio servizi SEO o corso SEO). Invece che scovare le parole di coda lunga, utilizzano la versione locale di parole a coda breve (keyword come servizi SEO sono parole a coda corta).

La versione locale della coda corta è la semplice keyword con l’aggiunta di un GEO-modificatore per mirare agli utenti con intento di ricerca locale. Un esempio di questa scorciatoia è Servizi SEO Roma. La scorciatoia local è sicuramente facile e veloce da seguire, ma è davvero quello che vuoi per la tua attività?

Il vero obiettivo di ogni imprenditore è far sì che il proprio sito aziendale sia il primo per le parole a più altro valore di realizzo (le keyword transazionali); è lì che c’è il vero valore della ricerca.

Competere a livello locale ha senso solo se si ha un bar od un salone di bellezza, ma se si vende zafferano in tutta Italia non è sicuramente il caso di essere primi solo per zafferano Milano.

Trovare le parole a coda lunga è impossibile senza programmi specializzati e difficili da usare, bisogna considerare tantissimi fattori prima di poter dire di poter competere per una determinata keyword a coda lunga. Senza i software di analisi di coda lunga è impossibile trovare ricerche che contengono 8 o 9 parole chiave. Il nostro obiettivo e mirare alle keyword transazionali di coda lunga..

Se una keyword è transazionale lo vediamo studiando il suo CPC (cost-per-click) – disponibile su Google Keyword Planner (uno degli strumenti di Google Adwords – più il costo per la singola parola è alto, più è probabile che la keyword sia di alto valore. Per trovare le parole a coda lunga si devono usare dei programmi specializzati: uno dei miei preferiti è Long Tail Pro, fornisce moltissime informazioni ed è semplicissimo da usare, ma per utilizzarlo per il suo vero potenziale bisogna sapere interpretare i suoi dati – un’operazione che richiede tempo e pazienza, ma che ripaga in pieno.

Ricapitolando, scegliere le proprie parole chiave è un’operazione da compiere in tre passi. Si inizia scegliendo le seed keywords utilizzando Keywordini, si prosegue classificando le seed keywords in base all’intento degli utenti e, si finisce, selezionando le keyword transazionali a coda lunga tramite Google Keyword Planner e Long Tail Pro.

La guida SEO Google – Area extra sito

La terza parte della guida SEO Google è focalizzata sulla generazione del traffico, ovvero tutto quello che succede al di fuori del tuo sito. Si potrebbe pensare che una volta disegnato il sito, studiate le parole chiave e costruita la struttura sia solo questione di aspettare e vedere crescere il proprio traffico. Bhe non così velocemente.

Essere i primi su Google per la propria parola chiave o , quantomeno, avere un buon posizionamento non dipende solamente da un sito ben costruito, ma dai link in ingresso nel proprio sito. In questa sezione della guida SEO Google spiegherò perché non tutti i link sono uguali e perché sono così importanti per il tuo posizionamento.

I fattori fuori dal tuo sito o off-site sono tre e bisogna conoscerli per essere in grado di capire per quali parole possiamo essere primi. Questi tre fattori rappresentano cumulativamente più del 50% del valore del tuo sito, il fattore più conosciuto è il numero di link in ingresso, ma anche l’autorità del sito e il testo di ancoraggio rappresentano una parte fondamentale della strategia SEO off-site; li analizzeremo in dettaglio uno per uno.

Comprendere il valore dei link – Hai bisogno di un budget

Le aziende si fanno con i capitali e non con le idee. Se non si provvede al fabbisogno finanziario dell’azienda, si fallisce. Così come si alloca un budget per assicurare le materie prime allo stesso modo bisogna allocare un budget per trovare, costruire e possedere link. Avere un budget per la propria link-equity è importante come avere un budget per aprire la propria azienda. Per assicurarsi un buon posizionamento organico ( essere primi su Google senza pagare ) bisogna avere un quantitativo accettabile di link-equity. I link sono direttamente responsabili del posizionamento sui motori di ricerca, se questo concetto può sembrare difficile da capire questa immagine può aiutare.

La popolarità (il numero totale) dei link del tuo sito è la potenza di fuoco di cui il tuo posizionamento ha bisogno. Un numero maggiore di link implica un posizionamento più alto che si traduce in conversioni più alte e quindi in soldi veri (più vendite).

Il primo problema è che i link costano, ed il secondo problema è che non sai di quanti link hai bisogno per essere competitivo, ma nella Guida SEO Google ti rivelerò i tre metodi con cui avere i link di cui il tuo sito ha bisogno.

Il primo passo è mettersi in guardia da chi ti promette di posizionarti senza link, un sito perfetto non basta se non è accompagnato da una solita strategia di link-building, quindi prima di ogni cosa assicurati di conoscere i tre metodi per costruire la tua link-equity.

Link-Buying – Il metodo più facile per avere dei link

Chi ha bisogno di links per anni si è rivolto a portali specializzati in costruzione di piattaforme per lo scambio di link. Grazie agli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo di Google questo tipo di pratica è stato penalizzato al punto da renderla rischiosa e controproducente. Quello che cercano i motori di ricerca sono link in ingresso nel tuo sito che hanno natura organica (reale e non comprata).

Il che significa che comprare i link è una pratica fortemente sconsigliata e controproducente. Diffida da chi te la propone come scorciatoia, il posizionamento richiede tempo e le scorciatoie vengono sempre scoperte da Google. L’unico vero modo per comprare dei link è rivolgersi a delle piattaforme specializzate, non nello scambio di link tra siti che non hanno nulla in comune, ma nel mettere in contatto utenti e aziende.

Queste aziende solitamente sono posizionate benissimo per parole incredibilmente competitive come college degree o assistenza medica, hanno moltissimo traffico sul loro sito e reindirizzano gli utenti ai siti delle varie università o centri medici che pagano per essere lì. Quel tipo di link è ottimo e fa il suo lavoro, in Italia non esistono questo tipo di piattaforme, ma in America si: quinstreet è un ottimo punto di partenza.

Link-Baiting – Il metodo creativo per avere dei link

Il link baiting è un modo per ricevere link in ingresso nel proprio sito basato sulla creatività. Tutti i contenuti di valore che gli utenti desiderano condividere sono degli ottimi ami per pescare link. Il link baiting è principalmente svolto tramite Blog: si crea un articolo interessante o divertente e poi gli utenti autonomamente lo condividono. Un esempio perfetto di strategia di Link Baiting è svolta da theoatmeal.com, un’alternativa simile – made in Italy – è fanpage.it: la storia è sempre la stessa creare contenuti di valore e attendere che i lettori li condividano.

Link-Bartering – Il metodo costruttivo per avere dei link

Il link Bartering (baratto di link) NON è semplicemente l’atto di scambiarsi vicendevolmente dei link. Il bartering è il servizio che naturalmente genera link. La chiave del bartering è che il link non è un aspetto richiesto del servizio, ma una pratica totalmente naturale. Immaginiamo di leggere su Facebook che un nostro collega ha bisogno di un aiuto e che la nostra azienda è in grado di fare qualcosa per aiutarlo.

La maggior parte delle difficoltà nel mondo di Internet sono piccole e di immediata risoluzione per chi è un esperto del settore, dare assistenza gratuita a chi è alle prime armi con la sua piattaforma è un gioco da ragazzi che spesso si traduce in un link.

Se invece hai un’agenzia immobiliare, potresti aiutare i tuoi utenti a trovare un agente immobiliare specializzato nella loro zona e nelle loro esigenze: il sito zillow.com è un ottimo esempio.

L’interrogativo fondamentale, una volta capita l’importanza di avere dei link in ingresso nel proprio sito, è ” di quanti link ho bisogno per posizionare il mio sito in prima pagina di Google?

La risposta dipende da due parametri: l’opposizione (quanto è forte la concorrenza nella tua parole chiave) e il beneficio (quanto nuovo business puoi generare migliorando il tuo posizionamento).

Ricapitolando, il link-building è come la pesca, bisogna capire il clima in cui ci si trova (la concorrenza), bisogna aver un buon amo ( una buona struttura del sito) ed una buona esca ( molti contenuti di valore da far condividere agli utenti). Il tuo Team digitale è la tua più grande risorsa, si produce sempre più contenuti in gruppo che singolarmente, allo stesso modo – se vuoi attirare link di qualità – devi avere tempo e pazienza, proprio come nella pesca.

Il tuo sito è autorevole? – perché è importante saperlo

L’autorità è una dimensione aziendale fondamentale per chiunque abbia qualcosa da dire o da vendere. Preferiresti rivolgerti per un intervento chirurgico ad un’autorità del suo campo o ad un generalista? Allo stesso modo Google aiuta i tuoi clienti a scegliere il sito web più autorevole.

L’autorevolezza di un sito si misura su due dimensioni: l’autorità della pagina e l’autorità del dominio. Ma cosa significa avere un sito autorevole? L’autorità di una pagina o del dominio sono strettamente connessi alla qualità e al numero di link in ingresso nel sito. Più un sito è linkato, letto e condiviso, più il sito avrà un autorità alta; ma uno dei fattori più importanti è il tempo: l’età di un sito ha un impatto importante sull’autorità. Se vuoi misurare l’autorità del tuo sito e di ogni altro sito puoi installare la Moz Toolbar ed aggiungerla a Chrome.

Il tuo testo di ancoraggio è sempre lo stesso? – Questo è un problema

Dopo tanta fatica siamo riusciti ad ottenere un link in ingresso per il nostro sito, il sito di origine invita i suoi visitatori a cliccare sul nostro sito tramite il suo link, ma l’esatta parola che gli utenti cliccano per arrivare da noi non può essere sempre la stessa. perché l’anchor text non deve essere sempre lo stesso? Perché, purtroppo, dei SEO disonesti hanno – per ottimizzare i siti dei loro clienti – abusato del testo di ancoraggio.

Oggi Google può filtrare o penalizzare il tuo sito se non ha degli anchor text diversificati. Diversificare gli anchor text è facilissimo, ti basterà chiedere al sito che ti ha linkato di inserire l’anchor che ti fa più comodo. Ricordati di non avere mai lo stesso testo di ancoraggio per oltre il 50% dei tuoi anchor.

Concludiamo la terza sezione della Guida SEO Google per imprenditori con una ricapitolazione delle basi della off-site optimization. Tutto ciò che avviene fuori dal tuo sito ( link in ingresso, autorità del tuo dominio e testo di ancoraggio) ha un impatto di oltre il 50% sul tuo posizionamento globale.

Per vendere di più bisogna essere in alto nei risultati di ricerca; più link in ingresso di qualità si hanno più i risultati miglioreranno e più il dominio sarà autorevole. Un dominio più autorevole con anchor text diversificati è quello di cui hai bisogno per vendere di più e convertire più visitatori in clienti.

La guida SEO Google – Ottimizzazione on Page

L’ottimizzazione on-page o ottimizzazione della singola pagina è sicuramente l’area della SEO più conosciuta. I robot di Google navigano nel web alla ricerca di segnali che indichino la rilevanza di una particolare parola chiave all’interno del tuo sito, ma navigando, stabiliscono anche la qualità delle tue pagine: la qualità della tua pagina dipende essenzialmente dalla tua ottimizzazione on-page. Continua a leggere per assicurarti che i robot di Google riescano a determinare la qualità e la rilevanza del tuo sito. Nella Guida SEO Google sono elencate diverse specifiche tecniche per ogni segnale, ma quello che conta veramente si può riassumere in 20 segnali.

20 Segnali di una Pagina Ottimizzata

1.Parola chiave nel dominio

La tua parola chiave deve essere contenuta nel dominio. Non preoccuparti se non hai trovato il dominio che fa al caso tuo, il mio blog si chiama alessandronicoletti.com e si posiziona benissimo per le mie parole chiave. Ricorda di non vedere la SEO con un insieme di aree separate, ma come un’unica scienza che trae forza da ognuno dei sui fondamenti. Quello che conta davvero è che il tuo sito parli di un argomento solo, in questo modo Google non avrà difficoltà a capire di cosa ti occupi. Nel mio Blog mi occupo di SEO, e anche senza una parola chiave nel dominio riesco ad ottenere i risultati di cui ho bisogno, ma la mia agenzia SEO avrà sicuramente la parola chiave SEO nel suo dominio.

2.Consistenza con la versione non-www del proprio sottodominio

Ogni volta che linki da una pagina all’altra del tuo sito o che ricevi un link in ingresso al tuo sito devi assicurarti che l’indirizzo di arrivo sia consistente. Se ad esempio clicchi su www.alessandronicoletti.com ti ritrovi sulla stessa pagina di alessandronicoletti.com e questo è importante per assicurare la consistenza dei tuoi link.

3.Parola chiave nel titolo del tuo sito e nome della compagnia alla fine

La parola chiave nel titolo come prima cosa: Zafferano per la ristorazione di alta gamma | Zafferano Zaffiro. Questo è sicuramente il tipo di titolo che vorresti per la tua azienda di zafferano per la ristorazione. Se invece ti occupi di pesca sportiva a Lecce una buona idea è : La pesca sportiva per eccellenza a Lecce | Salento d’amare. Ricordati sempre di dire prima cosa fai e poi chi sei.

4.Parola chiave nell’alt text dell’immagine del tuo sito

Ogni sito ha un logo, visto che il Google robot non è in grado di leggere le immagini devi aiutarlo inserendo l’attributo di test alternativo (alt text). Attenzione! Qui non parlo del tuo logo aziendale, ma del logo della tua attività: se ti occupi di zafferano è importante inserire un’immagine che lo raffiguri con un alt text che la descriva, ma questa immagine non deve essere il tuo logo!

Il tuo logo difatti rappresenta la tua compagnia e non la tua categoria di mercato (ricorda sempre la regola: prima quello che fai poi quello che sei). Se, invece, hai un blog personale devi assicurarti che il tuo nome contenga anche una descrizione (ALESSANDRO NICOLETTI è scritto in alto a sinistra sul mio sito e contiene un alt text banalissimo come alessandro-nicoletti-logo).

5.Immagini ottimizzate con la parola chiave di riferimento inserita nell’alt text, call to action chiare per portare l’utente in altre aree importanti del tuo sito

La parte centrale del tuo sito deve contenere uno slider con delle immagini. Ogni immagine deve portare l’utente ad una pagina del tuo sito e deve essere coerente con il contenuto della pagina stessa.

Ogni sito aziendale deve necessariamente avere una pagina HOME (se vendi barche la tua pagina non deve chiamarsi HOME, ma Le barche) con una foto chiara di quello che vendi; deve poi esserci una pagina sul chi sei (con una foto del vostro Team). E’ importante una pagina per il tuo target: a chi ti rivolgi o cosa fai per loro con evidentemente delle foto dei tuoi clienti. E’ poi fondamentale una pagina in continuo aggiornamento (come se fosse un blog) può essere una pagina per i media con le vostre ultime novità o con le vostre storie, ma è importante che ci sia perché Google apprezza i siti che aggiornano i loro contenuti indicizzando le loro pagine più spesso.

Attenzione una pagina Blog è ben diverso rispetto ad avere un blog aziendale: nessuno si aspetta di trovare informazioni imparziali sul tuo sito aziendale, nel tuo sito aziendale devi avere una pagina Blog con report e ultime novità solo per far vedere a Google che aggiorni i tuoi contenuti. E’ importante una pagina per i tuoi servizi, chi è interessato deve immediatamente capire di cosa ti occupi, anche qui non scordare la foto e l’alt text.

Si chiude con una pagina Galleria Media in cui inserisci foto e video delle tue attività e una pagina contatti con delle informazioni molto dettagliate su come trovarti (sono fondamentali se hai un’attività locale come un negozio di fiori – e sono anche l’unica strategia SEO per le piccole imprese).

Ricapitolando la tua Home page aziendale deve contenere nella migliore delle ipotesi uno slider che fa scorrere 7 foto, ogni foto con un alt text descrittivo e un link diretto alla rispettiva pagina di destinazione (una pagina che serve a descrivere meglio quello che gli utenti vedono nell’immagine).

6.Parola chiave nell’header del tuo sito

Anche se negli ultimi anni si è abusato incredibilmente dell’header (specialmente h1 e h2 che sono gli header di primo e secondo livello) la loro importanza è, soprattutto per gli utenti. Un header (un titolo, ma con caratteri più piccoli) è comunque una delle cose più lette dai tuoi utenti e, pertanto, non può non contenere la tua parola chiave.

7.Link in uscita dal tuo sito verso i canali social

L’impatto dei social ha cambiato la SEO al punto che Google ha integrato la popolarità sui social come una delle metriche fondamentali per un buon posizionamento. Anche se la tua pagina Facebook, Twitter o Instagram ha pochi likes è sempre meglio mettere un link diretto, dal proprio sito, ai canali social.

8.Parola chiave nel body copy del tuo sito, lungo almeno 200 parole

La parte centrale della tua pagina: il body copy, deve contenere un testo di almeno 200 parole con la tu parola chiave. La quantità effettiva di parole minime è un argomento di discussione, la regola è sempre più contenuto di valore dai e meglio è.

9.Asset di contenuto ottimizzato per la ricerca universale

Un asset di contenuto è qualunque tipo di media (una foto, un audio, un’infografica) che, oltre ad avere un alt text sia immediatamente consumabile dal tuo utente. Lo scopo dell’asset di contenuto è, difatti, mantenre l’utente sul tuo sito. In questo modo il suo tempo speso sul tuo sito aumenterà e Google apprezzerà il fatto che crei contenuti interessanti.

10.Semantica di base nel tuo body copy

La semantica si occupa di studiare il significato delle parole, tu devi usarla per trovare sinonimi delle tue parole chiave e inserirle nel body copy. Se ti occupi di zafferano ci sono mille idee: oro rosso, oro giallo, spezia più cara del mondo. L’algoritmo di semantica di Google apprezza i sinonimi e aumenta la percezione che il tuo sito sia specializzato in un solo argomento.

11.Parole chiave e al massimo due trattini “-” nelle tue pagine

La subdirectory è la pagina subito successiva (in termini di gerarchia) alla home page. L’errore più commesso è avere un sito del tipo www.pescasalento.it (parola chiave nel dominio) e una subdirectory per la pagina chi siamo scritta così www.pescasalento.it/conosci-il-nostro-team. Ci sono due errori in questo url della pagina: ci sono più di due trattini e manca la parola chiave: www.pescasalento.it/pesca-salento-team era la scelta da fare.

12.Parole chiave e al massimo due trattini “-” nelle tue directories

Nelle categorie e sotto categorie del tuo sito vigono le stesse regole. www.alessandronicoletti.com/category/local-seo è l’archivio contenente tutti i miei post sulla local SEO, contiene la parola chiave e non più di due trattini nell’url.

13.Nuovo contenuto, organizzato e linkato direttamente dalla Homepage

La pagina Blog o media o novità aziendali deve essere chiaramente cliccabile oltre che dallo slider, da un pulsante a parte e ben visibile sulla Homepage. La frequenza di aggiornamento dei contenuti non deve essere giornaliera o settimanale, ma almeno mensile. Ricorda che, a parte questa pagina, tutto il contenuto del tuo sito è statico e quindi rimane immobile, non sprecare la possibilità di segnalare a Google che hai un sito attivo e pronto ad essere indicizzato.

14.Link di navigazione scritti come testo

Lo slider non basta, bisogna avere un chiaro testo nella parte alta della propria Homepage che linki direttamente alle tue pagine ( chi siamo, Blog, contatti eccetera). I pulsanti di testo hanno il solo problema di essere brutti. Bisogna conoscere il CSS (linguaggio di formattazione) per farli più carini.

15.Parola chiave nell’alt text dell’immagine principale del body copy

La foto che rappresenta la pagina in cui ci troviamo (ad esempio la pagina chi siamo) deve essere all’inzio del body copy e deve essere ottimizzata per la parola chiave della pagina. Un ottimo esempio per la pagina pescasalento.it/pesca-salento-team è una foto del Team aziendale con un alt text “pesca-salento-team“.

16.Corpo del testo (body copy) affidabile e con informazioni ricercate sull’argomento del sito

Niente è importante come scrivere dei contenuti interessanti e frutto di esperienza personale che facciano rimanere il tuo utente sul tuo sito. Se le informazioni che scrivi non sono affidabili o rubate – Google se ne accorgerà e per te potrebbe essere un problema bello grande. Allo stesso modo un errore frequente è provare a copiare il modo di scrittura di altri autori, il problema è che gli autori più famosi sono anche dei Copywriter (esperti di scrittura per la vendita) e che, pertanto, sanno scrivere i propri contenuti in maniera non convenzionale.

E’ una pessima idea copiare i contenuti di copywriter famosi, è molto meglio creare contenuti di valore utili per il proprio pubblico e, poi, imparare a scrivere in copywriting. Se proprio non vuoi scrivere i tuoi contenuti per il tuo sito assicurati che il tuo ghost writer abbia delle conoscenze di base di SEO, altrimenti tanto bel contenuto non sarà mai trovato.

17.Link interni al proprio contenuto più recente

La posizione classica per inserire un link diretto al tuo ultimo report è nella sidebar laterale destra. I contenuti freschi devono essere sempre ben posizionati e ben linkati dalla Homepage.

18.Informazioni di posizionamento della propria attività

Vanno sempre inclusi il nome, l’indirizzo e il proprio numero di telefono fisso se si ha un’attività locale. La posizione perfetta è sempre nella sidebar. Attenzione! Le informazioni NAP (name address e phone number – nome indirizzo e numero di telefono) devono essere coerenti. Scrivere il NAP in maniera diversa causa confusione a Google e quindi non è assolutamente un’operazione da eseguire alla leggera.

19.Link in uscita verso le industrie importanti del proprio settore di riferimento

Sembra da pazzi includere il link dei propri fornitori nel proprio sito, ma non è necessariamente così. Se ti occupi di pesca in Salento è totalmente normale linkare i tuoi fornitori di ami e di attrezzature da pesca, allo stesso modo mi aspetto di trovare sul tuo sito un link verso il sito dell’associazione pescatori della puglia e al sito dei tuoi fornitori di reti da pesca. Quello che importa è la rilevanza dei link che escono da tuo sito.

20.Mappa del sito

La mappa del sito è il più importante dei venti segnali di una pagina ottimizzata. La mappa del sito deve essere immediatamente raggiungibile dall’Homepage: www.pescasalento.com/sitemap e deve chiamarsi esattamente così. Esistono due tipi di sitemap: una per gli utenti e una per i robot – il livello minimo è avere una sitemap ben collegata all’homepage e con un nome esatto.

Ricapitolando i 20 segnali di una pagina ottimizzata sono riassumibili in una parola chiave: consistenza. Bisonga essere consistenti e rispettare le gerarchie di dominio e struttura, bisogna inserire le parole chiave e un testo alternativo per ogni immagine. Ricordiamoci di creare sempre contenuti di valore per gli utenti, ma con un occhio di riguardo verso Google.

Cosa ricordare della Guida SEO Google

In questa guida SEO Google abbiamo capito che la SEO si divide in quattro aree e che l’ottimizzazione di ciascuna di queste aree è fondamentale per il nostro posizionamento organico nei motori di ricerca. Siamo partiti dallo studio del nome dominio e dell’hosting e abbiamo capito l’importanza di avere la nostra parola chiave immediatamente nel nome del nostro sito. Abbiamo poi parlato dei diversi servizi di hosting prestando attenzione ai problemi relativi alla sicurezza e all’assistenza, delle variabili di importanza primaria. Ci siamo poi concentrati sulle parole chiave e le abbiamo valutate in base all’intento dei consumatori, il nostro sito aziendale deve concentrarsi sulle keyword a più alto valore di realizzo e con la coda lunga.

Abbiamo parlato a lungo dei links e del fatto che dobbiamo destinare un budget per la loro acquisizione, abbiamo capito i rischi dei nomi domini contenenti la sola keyword e i problemi derivanti dalla non diversificazione dell’anchor text.

Abbiamo chiuso la Guida SEO Google con l’ottimizzazione on-page. Sapete riconoscere il 20 segnali dell’ottimizzazione on-page nel vostro sito?

La Guida SEO Google che ho scritto aveva lo scopo di tradurre in linguaggio per non addetti ai lavori la Guida SEO che ha scritto Google. Nel momento in cui ho scritto questo articolo il mio sito aveva domain e page authority pari ad 1. Vediamo quanto tempo ci vorrà per essere in prima pagina per Guida SEO Google. Se ti è piaciuto l’articolo condividilo online e se hai qualche domanda lasciami un commento o scrivimi su Instagram!!